L’essenza del ruolo di Performance Coordinator (CP) può essere colta in una storia e in una frase di Albert Einstein.

La prima è quella dei naufraghi al largo del Brasile che su una zattera stavano morendo di sete.

Uno di loro bevve l’acqua del mare scoprendo che era dolce.

Inconsapevoli gli uomini si trovavano, seppur lontani dalla costa, nell’area in cui un grandissimo fiume sfociava.

Aver “osato” pensare di poter trovare risorse dove “per convenzione” non ci sono ha salvato la sua vita e quella dei suoi compagni.

La seconda “Non tutto quello che conta può essere contato e non tutto ciò che si può contare conta”.

Il CP è una figura “trasversale” che contribuisce a valorizzare tutto ciò che “non si vede” e non è “numerabile”

È referente della coordinazione fra i settori.

Un facilitatore di processi che “alchemicamente” aiuta a cogliere e mettere in luce, attivare e connettere anche i più piccoli punti in comune.

Un “coach di sistema” capace di individuare sprechi di energie mentali, che partecipa a riconoscere zone d’ombra, potenziale inibito in singoli individui e reparti.

Un rilevatore di flussi bloccati, interazioni congelate.

È competente di tecniche e strumenti di comunicazione efficace, è un fluidificatore di relazioni e procedure.

Verifica lo stato emozionale del team.

Anticipa interferenze, collabora, grazie all’applicazione di tecniche di coaching, al riallineamento di atteggiamenti disfunzionali.

Coordina l’elaborazione e l’aggiornamento di linee guida create e condivise da tutti i membri del team.

È responsabile del monitoraggio della “rotta” verso i traguardi.

Scopre e aiuta a collegare gli obiettivi individuali con quelli del gruppo.

Il mio lavoro di Coordinatore di Prestazioni e di formatore di Performance Coordination mi porta a collaborare con numerosi Imprenditori, AD, Supervisor, Allenatori, Team Leader, Manager.

Partendo dal presupposto che non vengo interpellato soltanto in occasione di momenti di turbolenza ma, anzi, più spesso con il preciso intento dei miei committenti di “correre” grazie alla cura di dettagli spesso invisibili, ho individuato delle “criticità” comuni in moltissime organizzazioni a prescindere dalla diversità dei business:

  • Tendenza a focalizzarsi su dettagli lontani dal core business
  • Propensione diffusa e contagiosa alla lamentela
  • Scarsa e cattiva comunicazione interna
  • Deficit nel rapporto risultati ottenuti ed energie e risorse impiegate
  • Reiterazione di atteggiamenti paradossali, sterili e nocive competizioni interne
  • Cattiva percezione delle priorità e inadeguata gestione del tempo
  • Mancanza di chiarezza sugli obiettivi
  • Passività e poca attitudine a finalizzare
  • Dispersione di energie mentali
  • Predisposizione alla complicazione di procedure e operazioni
  • Avversione al cambiamento anche quando evolutivo
  • Rassegnazione precoce davanti a difficoltà
  • Disallineamento rispetto a traguardi condivisi
  • Incapacità di adattamento a variabili impreviste
  • Staticità mentale
  • Difficoltà eccessiva nella gestione di interferenze esterne
  • Acidità nell’ambiente organizzativo
  • Confusione su ruoli e mansioni con relativi squilibri operativi

Queste risultano essere delle aree di intervento molto stimolanti perché, quando ristrutturate, sistemate e talvolta riattivate, impattano in maniera sostanziale ed evidente sulla qualità dei risultati.

COME?

DIREZIONI DI SVILUPPO DELLA COORDINAZIONE DI PERFORMANCE

  • Organizzazione e massimizzazione della qualità del sistema di relazioni
  • Individuazione di compatibilità e affinità di identità tra singolo e team
  • Miglioramento della interazione fra diverse aree
  • Sviluppo di una proattiva attitudine a finalizzare
  • Semplificazione di procedure e processi
  • Ottimizzazione del tempo
  • Elaborazione strategie di costante riallineamento e rifocalizzazione rispetto agli obiettivi
  • Creazione di nuovi modelli di Atteggiamento Mentale e condivisione degli stessi
  • Individuazione e ristrutturazione di comportamenti paradossali, controintenzionali, spesso inconsci che si verificano in gruppi di lavoro
  • Sostituzione di frequenti forme di malsana competizione interna stimolando creatività, collaborazione e pulsione al miglioramento
  • Risveglio del potenziale latente e sublimazione dell’accesso alle risorse
  • Allenamento della “leadership situazionale” che consiste nel coinvolgimento del singolo, a prescindere dal ruolo, alla co-partecipazione nel conseguimento di risultati di team
  • Capovolgimento della conformità: tanto funziona così…
  • Training sul “focus keeping”, la capacità di mantenere la concentrazione su core business e obiettivi anche in situazioni di particolare stress e turbolenza
  • Stimolazione della abilità di ampliare i punti di vista
  • Adattamento veloce a variabili impreviste e improvvise

Quando in passato rivestivo il ruolo di Preparatore Fisico, curavo insieme ad altri specialisti la “fisiologia” dei giocatori del team e quindi della “salute” del gruppo.

Ora ho allargato il raggio di azione e mi occupo, a sostegno di tante altre figure, della organizzazione come un organismo, un sistema attivo, della ottimizzazione della sua efficienza e della capacità di performance.

Coopero con le figure di riferimento all’interno della squadra, per individuare degli atteggiamenti vincenti condivisi che siano espressione evolutiva del singolo e contestualmente della squadra a cui appartiene, a prescindere dal ruolo ricoperto al suo interno.

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